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Lavoro. Baldin (M5S): “No allo smantellamento del reddito di cittadinanza”
Le recenti misure adottate dal governo Meloni in tema di lavoro e di sostegno al reddito non vanno giù al MoVimento 5 Stelle. La capogruppo al Consiglio regionale del Veneto, Erika Baldin, spara a zero contro la sostanziale eliminazione del reddito di cittadinanza e l’esiguità del taglio del cuneo fiscale: «Nessuno nega che fossero necessari alcuni correttivi -esordisce la consigliera- ma il reddito di cittadinanza è uno strumento che ha funzionato per dare dignità a coloro che avevano perduto il proprio impiego, spesso a causa di decisioni scellerate delle imprese che hanno preferito delocalizzare all’estero, dove i diritti di chi lavora sono aleatori e pagare un dipendente costa molto meno».
Baldin si chiede: «Cosa ne sarà ora degli oltre 22mila nuclei familiari veneti percettori del reddito di cittadinanza, che copriva i fabbisogni di quasi 44mila persone? Peraltro, l’ammontare medio è di soli 516 euro mensili, e osservando le cifre si vede come negli anni questo strumento coinvolgeva un numero sempre minore di destinatari, anzi diminuiti già prima dell’entrata in carico dell’attuale governo. Toglierlo del tutto, e sostituirlo con lo “strumento di attivazione” che eroga solo 350 euro a chi secondo la Meloni sarebbe in grado di lavorare, è un errore».
Nel mirino della coordinatrice metropolitana del M5S anche il taglio del cuneo fiscale, di 7 punti percentuali fino a 25mila euro e di 6 punti per chi percepisce una paga tra 25mila e 35mila euro: «Ha ragione la CGIL, in quanto la misura non è strutturale e quindi non sarà resa permanente, come invece richiesto da più parti. Ricevere 50 o 100 euro in più di stipendio per soli sei mesi non serve a niente, se l’aumento dell’inflazione li assorbe, se le bollette di luce e gas sono prossime ad aumentare di un ulteriore 10% (dati ARERA), se i mutui bancari crescono e decine di aziende vanno in crisi, con il rischio di nuovi licenziamenti e ricatti occupazionali soprattutto alle donne. Questa è la fotografia dell’Italia oggi».
La CGIL auspica una riforma che accentui la progressività fiscale: «Il governo invece -conclude Erika Baldin- risponde con la flat tax, che favorisce solo alcune imprese e non certo il lavoro dipendente. Con gli ultimi provvedimenti, lavoratrici e lavoratori diventano più ricattabili di prima, precari a vita, soggetti a mini contratti senza causali e al ritorno dei voucher, che disimpegnano il datore. Altri tempi da quando il MoVimento faceva approvare il decreto Dignità.
Poi a Roma si domandano come mai la meglio gioventù se ne fugge dal Veneto, in cerca di certezze e stabilità lavorativa». Secondo i dati forniti dal Rapporto Italiani nel Mondo, pubblicato dalla CEI lo scorso novembre, sono infatti quasi diecimila le giovani e i giovani laureati veneti che hanno deciso di migrare verso lidi più ospitali, e di costruire altrove la propria esperienza professionale e di vita.




