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Giorno del Ricordo, una corona d’alloro per i martiri delle foibe
Una corona d’alloro è stata deposta dal sindaco Ferro questa mattina all’Isola dell’Unione, davanti alla targa intitolata ai martiri delle foibe.
Insieme al sindaco, alla cerimonia alla cerimonia era presente anche il presidente del Consiglio Comunale Endri Bullo ed alcuni rappresentanti delle forze dell’ordine: il Dr. Flavio D’Addario, Dirigente Polizia di Stato e il Luogotenente Domenico Lettera, Comandante della Stazione Carabinieri di Chioggia.
Il pensiero del sindaco Alessandro Ferro: «Quest’anno per l’emergenza sanitaria purtroppo non possiamo celebrare tutti assieme, Rappresentanti delle Istituzioni, Autorità Civili e Militari, Associazioni Combattentistiche e d’Arma, Scuole e cittadini, il Giorno del Ricordo, per richiamare alla memoria tutti coloro che nell’ultimo periodo della 2a Guerra Mondiale e, purtroppo, anche a guerra già finita, persero la vita gettati nelle foibe.
Molti nostri connazionali, che vivevano nella zona orientale dell’Adriatico, dovettero abbandonare il proprio paese, la casa, in alcuni casi la famiglia, gli amici e i propri ricordi, con l’unica colpa di essere Italiani: lasciarono lì la loro terra, la loro vita, i ricordi e purtroppo molti di loro i familiari, ma non rinunciarono al loro essere Italiani.
Quelle terre, così belle, così legate all’Italia e che erano Italia, dopo la fine della II Guerra Mondiale furono, infatti, assegnate all’allora Jugoslavia.
Per molti, troppi anni, quanto accaduto in Istria, in Dalmazia e nel Fiumano fu dimenticato, non fu ricordato, quasi a voler cancellare una parte della nostra storia italiana, che per ragioni politiche era meglio per molti non ricordare.
Così solo nel 2004, con la Legge n. 92 del 30 marzo, è stato dato il giusto riconoscimento a quel passato tragico per i nostri connazionali, con l’istituzione del “Giorno del Ricordo”.
La Repubblica ha, infatti, riconosciuto il 10 febbraio quale “Giorno del ricordo” al fine di conservare e rinnovare la memoria della tragedia degli italiani e di tutte le vittime delle foibe, dell’esodo dalle loro terre degli istriani, fiumani e dalmati nel secondo dopoguerra e della più complessa vicenda del confine orientale, dando così la giusta memoria ai quasi 300.000, o forse più, uomini, donne, di ogni età, giovani, anziani e bambini che per poter continuare a sperare in un futuro migliore, partirono dall’Istria e dalla Dalmazia, da quelle terre dove si parlava ed ancora oggi molti parlano l’istro-veneto, l’italiano, per raggiungere Trieste e l’Italia.
Chi lasciò la propria terra, abbandonò i propri ricordi, fatti di libri, mobili, bambole e di quello che era il loro quotidiano, nel Magazzino 18 a Trieste, un “luogo della memoria” dove tutto fu numerato con la scritta “Servizio Esodo”.
A tutti loro va il nostro pensiero ed il nostro ricordo, un ricordo troppo a lungo dimenticato e che invece deve poter essere conosciuto da tutti».




