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Chioggia, “Crisi del radicchio”: 250 aziende a rischio
Si è tenuto ieri in videoconferenza il tavolo verde, presieduto dall’assessore all’agricoltura Daniele Stecco e che ha visto intervenire l’ufficio Politiche agricole del comune, il presidente dell’associazione CIA Mauro Mantoan, il responsabile di Confagricoltura Chioggia Nazzareno Augusti, il capo area per Coldiretti Silvano Bugno e il presidente di Chioggia Ortomercato Giuseppe Boscolo Palo. Si è discusso, in particolare, della situazione di difficoltà del radicchio, con un continuo calo dei prezzi iniziato circa quattro anni fa. Crisi che è stata accentuata dall’emergenza Coronavirus.
«La crisi del radicchio è diventata strutturale – spiega l’assessore all’agricoltura Daniele Stecco – e purtroppo abbiamo visto che alcune aziende rinunciano a raccolglierlo per limitare i danni. Se consideriamo poi l’emergenza sanitaria in corso, con il blocco delle attività, dei ristoranti, le difficoltà di esportare il prodotto e le difficoltà della vendita del prodotto confezionato e pronto al consumo (la cosiddetta quarta gamma), questa problematica emerge prepotentemente. Quello che ho proposto al tavolo verde, e che è stato condiviso da tutti, è di scrivere all’assessore regionale Pan e al ministro Bellanova per evidenziare che anche nel nostro territorio il settore agricolo vive una grande crisi e che sono necessarie due tipi di azioni».
«La prima, immediata, è di concedere contributi alle aziende per aiutarle a restare operative. La seconda, che richiede un’analisi approfondita per fare fronte alle problematiche del settore, è quella di rivedere totalmente la filiera, con un occhio di riguardo per la tutela delle nostre aziende agricole, incentivando le organizzazioni di produttori ad acquistare il prodotto locale e il radicchio Igp dovrebbe fungere da garanzia: il radicchio non a marchio spesso arriva da altre regioni, che riescono ad anticipare la produzione e i commercianti acquistano da loro, togliendo mercato alle nostre produzioni. Inoltre, indipendentemente dalla crisi epidemiologica, ci troviamo oggi con le aziende di commercializzazione che hanno 25/30 mila quintali di prodotto dell’ultima parte dei mesi invernali stoccato nelle celle frigo, in attesa di venderlo quando il prezzo sarebbe salito per non andare in perdita, ma con l’arrivo della nuova produzione questo non è avvenuto. Chiediamo quindi – conclude l’assessore Stecco – che nelle nuove programmazioni di sviluppo regionale finanziate con fondi europei, si possa investire dalle aziende agricole a quelle di trasformazione e di commercializzazione del prodotto, ma ragionando al contempo sulla valorizzazione del prodotto locale con vincoli specifici. Le organizzazioni dei produttori, ad esempio, che beneficiano dei finanziamenti tramite la regione Veneto, dovrebbero investire nel territorio, garantendo l’acquisto di prodotti locali, per non mettere in grave difficoltà la nostra filiera e le aziende agricole».





