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50 clown volontari hanno partecipato all’iniziativa “Donare un Sorriso”
Si è conclusa con qualche giorno d’anticipo, a causa dei provvedimenti presi per contrastare la diffusione del coronavirus, l’esperienza del gruppo di volontari “Donare un Sorriso” che in occasione del carnevale si sono vestiti da clown portando sorrisi e spensieratezza in strutture sanitarie o associazioni del territorio. Un’esperienza che si è rinnovata per il quarto anno, promossa da Laura Doria.
Nelle giornate comprese tra giovedì grasso e sabato 22 febbraio, hanno fatto visita alla casa di riposo F.F.Casson di Chioggia, alla Prometeo (centro diurno per diversamente abili), alla UILDM (centro per distrofia muscolare) e infine all’Ospedale Ulss3 Serenissima di Chioggia.
Le attività dovevano proseguire fino al martedì 25 ma sono state annullate nel rispetto delle misure di prevenzione attuate in ragione al coronavirus.
“Pur non essendo professionisti – racconta Laura Doria – devo dire che siamo riusciti bene ad intrattenere e a divertire, sempre concludendo poi con il recitare tutti assieme la poesia di P. Faber “Valore di un sorriso”, che racchiude in se quei sani valori che ci hanno spronato a fare questa esperienza. A tutti i pazienti/utenti abbiamo consegnato un piccolo pensierino realizzato da noi oltre a gadget ed articoli vari donati per l’occasione da alcune attività commerciali: supermercato Conad e Capricci by Stefy , entrambi di Chioggia”.
Quest’anno hanno aderito all’iniziativa ben 50 volontari di tutte le fasce di età che, alternativamente nei vari giorni, hanno dato la loro disponibilità all’iniziativa.
“Oltre ai volontari, e a tutto il personale delle strutture – chiude la Doria – un ringraziamento particolare va inoltre al Dirigente Sanitario dell’Ulss3 Serenissima Dr. Tiziano Martello che nella giornata di venerdì 22 ci ha accompagnati personalmente nei reparti per portare un conforto e un sorriso a tutti i pazienti.
Non nascondo che è stato piuttosto impegnativo ma lo sforzo è oltremodo ripagato dall’affetto e dalle emozioni che si ricevono”.




