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Aziende fantasma e frode nel tessile: blitz della Guardia di Finanza di Chioggia nel basso Veneziano
Un sistema ben collaudato di caporalato e frode fiscale, attivo da circa cinque anni nel settore tessile del basso Veneziano, è stato smascherato dalla Guardia di Finanza di Chioggia. L’operazione ha portato alla denuncia di cinque persone, al controllo di quattro aziende e a un sequestro d’urgenza di 500 mila euro su un fatturato illecito stimato intorno ai due milioni di euro, mentre le indagini proseguono per risalire ai veri vertici della filiera criminale.
Il meccanismo scoperto dalle Fiamme Gialle si basava sull’utilizzo di aziende “fantasma” intestate a prestanomi. Queste società, prive dei requisiti reali di imprenditorialità e create ad hoc per assumere i lavoratori, accumulavano enormi debiti nei confronti dell’Erario per poi svanire nel nulla.
All’apice di questa catena illegale operavano le ditte regolari committenti, che beneficiavano della manodopera a costi azzerati e potevano portare indebitamente in detrazione l’IVA sulle fatture emesse per procurarsi i servizi. I finanzieri della Compagnia di Chioggia sono riusciti a ricostruire i flussi finanziari e la rete societaria analizzando i movimenti bancari e la documentazione fiscale, facendo scattare il sequestro preventivo di immobili, auto di lusso, denaro contante e disponibilità finanziarie.
Una piaga, quella delle aziende “apri e chiudi”, che le organizzazioni sindacali denunciano da oltre un decennio, in particolare nelle aree periferiche e nel Cavarzerano. Spesso queste realtà chiudevano i battenti per poi riaprire dopo pochi anni con una nuova ragione sociale e gli stessi clienti, lasciando i dipendenti senza gli ultimi stipendi maturati e scaricando i costi sociali sull’intera collettività.
Sulla vicenda interviene Francesco Coco, segretario generale della Femca Cisl Venezia: «Leggendo le notizie di agenzia, ci congratuliamo con la Guardia di Finanza per aver smascherato questa frode nel settore tessile e ringraziamo tutti coloro che, compresa la politica, hanno permesso di arrivare a questo risultato. Più volte ci siamo chiesti cosa stesse accadendo nelle aree periferiche della provincia, dove avevamo registrato casi di imprenditoria malata. Questo sistema non causa solo un danno occupazionale, ma danneggia l’intera collettività attraverso il ricorso agli ammortizzatori sociali e le difficoltà economiche che colpiscono il territorio. Ci auguriamo che l’operazione faccia da monito e serva ad attrarre futuri investitori: il nostro territorio è ricco di professionalità e risorse, e le tante realtà che lavorano con onestà non possono permettere che pochi casi isolati rovinino quanto di buono si continua a fare ogni giorno».



