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Clima, giugno 2026 da record a Chioggia: 23 notti tropicali
I dati Arpav di giugno ci dicono che abbiamo rotto ogni argine statistico». Non usa giri di parole Elisa Venturini, assessore regionale all’Ambiente, Clima e Protezione Civile, nel tracciare il bilancio climatico del mese appena concluso. I numeri descrivono una realtà che va ben oltre le proiezioni e che delinea un’estate dal volto completamente nuovo e preoccupante per tutto il territorio veneto, segnato da un’impennata senza precedenti delle cosiddette notti tropicali, ovvero quelle in cui la temperatura minima non scende mai sotto i 20 gradi.
Per comprendere la portata di questo shock termico basta guardare l’evoluzione storica dei dati. Se nel trentennio compreso tra il 1991 e il 2020 la media regionale registrava appena due notti tropicali all’anno, negli ultimi tempi la tendenza era già salita a circa sei. Nel solo mese di giugno del 2026, invece, si è registrata una media di ben undici notti tropicali in tutta la regione, quasi il doppio di quante se ne contassero precedentemente in un anno intero. La situazione si fa ancora più estrema lungo la costa, dove l’effetto del mare e dell’umidità ha amplificato il fenomeno, portando a picchi straordinari di ventitré notti tropicali a Chioggia e venti a Venezia nell’arco di soli trenta giorni.
L’assessore Venturini invita a guardare questi numeri con estrema serietà per comprendere le conseguenze dirette di un territorio che non ha più tregua nemmeno nelle ore notturne. Per i cittadini questo si traduce in uno stress fisico continuo, senza la possibilità di un recupero termico durante il sonno, con rischi seri in particolare per le fasce di popolazione più fragili. Al contempo, per il settore primario si tratta di un disastro silenzioso, poiché l’acqua evapora dai campi ventiquattro ore su quattro e le piante non interrompono mai il loro ciclo di consumo idrico, finendo per aggravare una situazione di siccità già critica.
Il fenomeno va infatti a inserirsi in un quadro regionale in cui il Veneto si trova già in stato di emergenza idrica. Sebbene la situazione delle falde acquifere sia attualmente migliore rispetto al drammatico scenario vissuto nel 2022, l’anomalia delle notti calde rappresenta un fattore inedito. Secondo l’assessore non si tratta delle solite storie sul clima, ma di un’accelerazione concreta che i cittadini stanno vivendo sulla propria pelle. Questo scenario richiede una gestione della risorsa idrica e del territorio estremamente attenta, accompagnata da una forte consapevolezza collettiva del fatto che l’estate ha cambiato volto.



