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Chioggia, stop alla musica alle 22: il sindaco Armelao difende l’ordinanza ma apre al dialogo: «Sì a modifiche con categorie e residenti»
Ventiquattr’ore dopo la controversa ordinanza che impone lo stop alla musica e ai rumori nei pubblici esercizi a partire dalle ore 22.00, il sindaco Mauro Armelao rompe il silenzio e attraverso una nota ufficiale, il primo cittadino ha voluto ricostruire i motivi legali e sociali che lo hanno spinto a un provvedimento così drastico, lanciando però anche un chiaro segnale di distensione: la fase del confronto è aperta. «
Non sono contro il divertimento, ma l’inerzia è un rischio legale» Il sindaco ha esordito respingendo le accuse di voler penalizzare l’economia locale, dichiarandosi consapevole dei timori della città:
«Desidero chiarire subito un concetto fondamentale: nessuno è contro il divertimento, la musica, gli eventi o le attività economiche. Capisco chi teme che alcune limitazioni possano rendere la città meno attrattiva o che si rischi il “mortorio”. Sono osservazioni che ascolto e rispetto. Ma un sindaco non può decidere sulla base degli slogan: deve farlo sulla base dei fatti e delle responsabilità che la legge gli attribuisce».
Alla base della stretta ci sono infatti numerosi esposti, segnalazioni alle forze dell’ordine e richieste di tutela da parte dei residenti esasperati dal caos notturno. Davanti a questa situazione, spiega Armelao, l’amministrazione non poteva più girarsi dall’altra parte, anche per evitare pesanti ripercussioni giudiziarie ed economiche per il Comune stesso.
Il peso della giurisprudenza: i nodi Cassazione e Corte dei Conti
Per fare chiarezza, il primo cittadino ha citato i precedenti legali che oggi tolgono margine di manovra ai sindaci italiani su questi temi:
– La sentenza della Cassazione (n. 14209/2023): Ha stabilito che i Comuni sono responsabili dei danni subiti dai cittadini se, informati dei rumori notturni, non adottano misure concrete.
– Il caso Piazza Bellini a Napoli: I giudici hanno condannato l’amministrazione a risarcire i residenti per non essere intervenuta efficacemente.
Oltre ai risarcimenti, Armelao ha sollevato lo spettro del danno erariale: «Qualora venisse accertato che gli amministratori, pur sapendo, non hanno adottato gli atti necessari, potrebbero emergere profili di responsabilità personale davanti alla Corte dei Conti. Oggi l’inerzia dell’amministrazione può trasformarsi in responsabilità giuridica».
Ora scatta la fase 2: «L’ordinanza è solo un punto di partenza»
Il pugno di ferro iniziale serve dunque a tutelare l’ente, ma il futuro del provvedimento non è scritto sulla pietra. Il sindaco ha annunciato l’intenzione di avviare subito un tavolo di concertazione per limare i punti più critici del testo.
«L’ordinanza non rappresenta un punto di arrivo, ma un punto di partenza», ha concluso Armelao. «Ora si apre una fase altrettanto importante, quella del confronto, dell’ascolto e del miglioramento degli strumenti adottati con il contributo di tutta la maggioranza. Sono consapevole che alcuni aspetti possano essere affinati e migliorati. Ed è esattamente ciò che intendiamo fare insieme alle categorie economiche, ai residenti, alle associazioni e a tutti i soggetti interessati».
La palla passa ora alle associazioni di categoria e ai rappresentanti dei quartieri: il delicato equilibrio tra diritto al riposo e diritto al lavoro a Chioggia è tutto da ridisegnare.



