- Volley, il sogno del tris sfuma al tie-break: la Turchia è campione d’Europa
- Volley, tutta Chioggia tifa l’Italia in finale all’europeo e l’amata Eleonora Fersino
- Chioggia, l’ultima serata Candlenight: musica tra il corso e Riva Vena
- Laguna Sud, il Comune nega il patrocinio al festival per un film? Barbera: «Se confermato, è una censura inaccettabile»
- Chioggia investe sulle scuole: oltre 600 mila euro di manutenzioni e un nuovo asilo da 2,4 milioni
- Monastero di Santa Caterina, un settembre pieno di eventi: il 3 il cortometraggio realizzato da un gruppo di studenti
- Rientro a scuola in sicurezza: perché il seggiolino in auto è l’unico vero “scudo” per i tuoi figli
- Chioggia, imbarco della gru Goliath: modifiche alla raccolta rifiuti e centro di raccolta chiuso il 2 e 3 settembre
- Gran Premio Regionale FITA 2026: il Piccolo Teatro Città di Chioggia in finale con “Le Baruffe Chiozzotte”
- Laguna Sud chiude con un media presenze di 300 persone. Polemica sul patrocinio, c’è un’interrogazione di Montanariello
Chioggia, 65 donne accolte al Centro Antiviolenza nel 2025: 12 sono finite al Pronto Soccorso
Un presidio di ascolto, protezione e ripartenza. Il Centro Antiviolenza “Civico Donna” di Chioggia si conferma un punto di riferimento fondamentale per il territorio nella lotta alla violenza di genere. A tracciare la fotografia dell’ultimo anno è il report per il 2025 elaborato dalla Cooperativa Rel.Azioni Positive, ente gestore del servizio, che evidenzia un fenomeno trasversale, capace di colpire donne di ogni età, estrazione sociale e condizione lavorativa.
Nel corso del 2025 sono state 65 le donne accolte dalla struttura. Un numero che nasconde storie dolorose e dinamiche complesse, a partire dalla composizione dei nuclei familiari coinvolti.
Il profilo delle vittime e il nodo dell’autonomia economica
I dati raccolti sul territorio clodiense mostrano che il 43,6% delle donne rivoltesi al centro è sposata o convivente, il 30,9% è nubile, il 20% è separata legalmente, il 3,6% divorziata e l’1,8% vedova.
Elemento particolarmente critico è la presenza dei figli: ben 28 delle 65 donne assistite hanno figli minori. Questo fattore conferma come la violenza non si esaurisca nella spinta verso la singola vittima, ma generi impatti profondi sull’intero nucleo familiare, esponendo i più piccoli a situazioni di maltrattamento e violenza assistita.
Sul fronte dell’indipendenza finanziaria — elemento determinante per sottrarsi a una situazione di abuso — a Chioggia il 66% delle donne accolte dispone di un’occupazione, mentre il 32% non percepisce alcuna entrata mensile (nel dato complessivo esteso, circa la metà risulta occupata e il 24% priva di reddito). L’autonomia economica si riconferma così una delle leve principali per consentire alle vittime di recidere i legami con l’aggressore e progettare un futuro indipendente per sé e per i propri figli.
Maltrattamenti in famiglia e la mappa delle violenze
Il report ribadisce una costante amara: la violenza di genere germoglia quasi sempre tra le mura domestiche. Nel 78% dei casi l’autore è il partner o l’ex partner, e nel 93,1% degli episodi registrati a Chioggia si tratta di violenza intra-familiare. In tutti i casi considerati, l’aggressore è un uomo conosciuto dalla vittima. La relazione d’affetto o di convivenza rende spesso difficile la presa di coscienza e ritarda la scelta di sporgere denuncia.
Le forme di abuso rilevate si presentano frequentemente sovrapposte:
Violenza psicologica: 76,9% dei casi (50 donne)
Violenza fisica: 63,8% dei casi (41 donne)
Violenza economica: 36,9% dei casi (24 donne)
Stalking: 30,8% dei casi (20 donne)
Mobbing: 27,7% dei casi (18 donne)
Violenza sessuale: 12,3% dei casi (8 donne)
Un indicatore drammatico della gravità dei maltrattamenti riguarda l’ambito sanitario: nel 2025 si sono registrati 12 accessi al Pronto Soccorso da parte delle donne in carico al centro, con prognosi che hanno raggiunto anche i 15 giorni.
Resta invece ancora basso il dato sulle querele: soltanto 19 donne su 65 hanno scelto di denunciare. Un passaggio ostacolato dal timore di ritorsioni, dalla dipendenza economica e dalla complessità emotiva dei percorsi di uscita, che non raramente vedono le vittime sporgere più querele nel corso del tempo.
Le istituzioni: “Lavoriamo per non lasciare nessuna da sola”
“Il messaggio che vogliamo lanciare è fondamentale – sottolinea l’Assessore ai Servizi Sociali Sandro Marangon –: chiedere aiuto è il primo passo per uscire dalla violenza. Il Centro Antiviolenza Civico Donna è un servizio gratuito, competente e riservato, che opera in stretta collaborazione con istituzioni, sanità e forze dell’ordine. Far conoscere questo servizio, così come lo sportello Maila di Cavarzere, significa dare a sempre più donne la possibilità di trovare ascolto e strumenti per ricostruire la propria autonomia.”
Alle sue parole si uniscono quelle del Sindaco di Chioggia, Mauro Armelao: “Dietro questi numeri ci sono persone, donne che hanno trovato il coraggio di rompere il silenzio. Il nostro dovere è garantire loro ascolto, protezione e percorsi concreti. Come Amministrazione continueremo a sostenere il Centro Antiviolenza perché nessuna donna deve sentirsi sola di fronte alla violenza.”
INFO E CONTATTI UTILI
L’Amministrazione comunale di Chioggia invita chiunque stia vivendo una situazione di sofferenza, così come familiari o conoscenti in cerca di informazioni, a contattare il Centro Antiviolenza in totale riservatezza:
Telefono e WhatsApp: 351 4928413 (attivo dal lunedì al venerdì, dalle 9.30 alle 15.30)
E-mail: centroantiviolenza.chioggia@gmail.com



