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Maltempo ed erosione delle spiagge, Gianni Moretto di Gebis: “Basta interventi tampone”
Un Natale amaro per i gestori degli stabilimenti balneari di Isola Verde e, in parte, di Sottomarina, duramente colpiti dal forte vento di Bora che ha soffiato tra la vigilia e le giornate festive. Le raffiche da nord-est, accompagnate da mare mosso, hanno provocato una nuova e pesante erosione dell’arenile, portando via ampie porzioni di spiaggia e lasciando un litorale profondamente segnato.
A Isola Verde la situazione appare particolarmente critica: in diversi tratti la sabbia è stata letteralmente spazzata via, con conseguenze evidenti per gli stabilimenti balneari e con lo spettro di una stagione estiva che rischia di aprirsi in forte difficoltà. Anche la parte sud di Sottomarina ha subito danni, seppur più contenuti, confermando però una fragilità strutturale ormai diffusa lungo tutta la costa.
Il fenomeno non rappresenta una novità per gli operatori del settore. Ogni episodio di vento intenso da nord-est riporta alla luce un problema che si trascina da anni e che finora è stato affrontato quasi esclusivamente attraverso il ripascimento, una soluzione costosa e temporanea che non garantisce una reale difesa del litorale.

A chiedere un cambio di passo è Gianni Moretto, presidente di Gebis e rappresentante del sistema balneare della Costa Veneta per SIB Confcommercio Fipe. «Il tema dell’erosione costiera – sottolinea – non rappresenta una criticità isolata, ma una problematica strutturale che interessa ormai gran parte della costa veneta, con ricadute dirette sulla sicurezza del territorio, sulla qualità dell’offerta turistica e sulla capacità delle imprese balneari di programmare con certezze la stagione estiva».
Secondo Moretto è necessario superare la logica emergenziale e puntare su una strategia di medio-lungo periodo, basata su risorse economiche certe, progettualità solide e un chiaro percorso amministrativo. «La dimensione degli interventi ipotizzati e dei relativi costi – aggiunge – dimostra che la difesa della costa non può più essere affrontata con soluzioni parziali o simboliche. Serve un coordinamento tra enti locali, sovracomunali e regionali, con un forte coinvolgimento dello Stato».
Un approccio strutturale che deve fondarsi su dati aggiornati e progetti cantierabili, in grado di attrarre finanziamenti adeguati e di rispondere anche alle sfide poste dal cambiamento climatico e dall’innalzamento del livello del mare. «La tutela dell’arenile – conclude Moretto – non è solo una questione ambientale, ma un presupposto essenziale per la tenuta economica, occupazionale e turistica dell’intero sistema costiero veneto. Oggi concretezza e programmazione restano le uniche strade percorribili».
L’ennesimo episodio di erosione verificatosi proprio nei giorni di Natale riaccende così il dibattito su una questione che, per Chioggia e per l’intera costa veneta, non può più essere rimandata.




