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Violenza di genere, i Lions Chioggia hanno organizzato un incontro in Auditorium
Sala attenta e buona partecipazione, giovedì 21 novembre, all’Auditorium San Nicolò per il convegno promosso dal Lions Club Chioggia Sottomarina dal titolo: “Quello che le donne non dicono: conoscere i segnali, prevenire il pericolo della violenza”.
L’appuntamento ha messo al centro il tema della violenza di genere, affrontato attraverso punti di vista diversi e complementari, grazie alla presenza di relatori qualificati e a un lavoro di preparazione che ha permesso di strutturare l’incontro in modo chiaro e fruibile.
La dott.ssa Eleonora Lozzi, presidente del Centro Antiviolenza di Chioggia, ha illustrato il funzionamento dei servizi dedicati alle donne che subiscono violenza, soffermandosi sui passaggi fondamentali dei percorsi di aiuto e sui segnali anticipatori che spesso vengono ignorati o minimizzati.
In apertura, la dott.ssa Mara Fantinati, che ha collaborato all’organizzazione del convegno, ha proposto una lettura articolata delle molte forme che può assumere la violenza: non solo episodi fisici, ma anche pressioni psicologiche, controllo economico, umiliazioni e parole usate come arma. È stato sottolineato come questi comportamenti possano iniziare in modo quasi impercettibile, per poi intensificarsi nel tempo.

Spazio anche agli aspetti giuridici, con due interventi molto seguiti.
La dott.ssa Carla Nardacchione, avvocato civilista, ha richiamato l’attenzione sulle ripercussioni della violenza all’interno delle famiglie. Ha evidenziato come un clima di tensione, litigi continui e mancanza di dialogo comprometta la serenità domestica e porti spesso alla rottura del legame di coppia. In particolare, ha ricordato come i più esposti siano i figli, che possono sviluppare fragilità emotive e difficoltà nel rapportarsi agli altri. Per questo, ha spiegato, riconoscere per tempo i segnali, chiedere aiuto e, se necessario, scegliere una separazione gestita con responsabilità significa prima di tutto proteggere i minori e favorire contesti di vita più equilibrati.
Il dott. Massimo Olzer, avvocato penalista, ha concentrato il proprio contributo sul versante penale, richiamando il ruolo del linguaggio come forma di violenza e analizzando il nuovo disegno di legge sul femminicidio. Ha ricordato che il termine non indica semplicemente l’uccisione di una donna, ma l’uccisione in quanto donna, al culmine di un percorso di soprusi – psicologici, verbali, fisici ed economici – che affonda le radici in modelli culturali distorti e in rapporti di potere squilibrati. Dare un nome specifico a questa realtà, ha sottolineato, significa riconoscerne la natura sistemica e non ridurla a un episodio isolato di cronaca nera.
Il convegno si è chiuso con un vivace momento di domande e interventi dal pubblico, che ha contribuito a rendere l’incontro particolarmente partecipato e concreto.
I feedback raccolti al termine della serata confermano la validità dell’iniziativa e mettono in luce quanto sia necessario continuare a lavorare sulla sensibilizzazione e sulla prevenzione della violenza di genere e del femminicidio, rafforzando la rete tra istituzioni, professionisti e cittadini.




