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“Copate a rate”, bufera sul sindaco per il post social
Un post del sindaco Mauro Armelao scatena la polemica politica a Chioggia. Sul suo profilo Facebook il primo cittadino ha pubblicato la foto di una maglietta con la scritta “Copate a rate”, accompagnandola con la battuta: “A chi potrei regalare questa maglietta…?”. Un post che non è passato inosservato e che ha suscitato la dura reazione dei consiglieri comunali di minoranza.
In un comunicato congiunto, gli esponenti dell’opposizione parlano di «espressione inopportuna e inaccettabile per chi ricopre il ruolo di primo cittadino». Il sindaco – sottolineano – non è un semplice utente social, ma rappresenta l’intera comunità e ne tutela l’immagine: proprio per questo, spiegano, non può permettersi messaggi che rimandano a violenza, discriminazione o comunque a un linguaggio lontano dal decoro istituzionale.
Non si tratterebbe, secondo la minoranza, di un episodio isolato. «Già in passato – ricordano – erano comparsi contenuti offensivi e di cattivo gusto, come l’immagine con una scimmia con riferimenti fuori luogo, che avevano suscitato sconcerto». La ripetizione di casi simili, a loro giudizio, segnala «un atteggiamento costante, che banalizza la violenza e scivola in un linguaggio inaccettabile».
La critica si fa ancora più netta se si considera la precedente carriera del sindaco, ex appartenente alle forze dell’ordine. Da una figura con quel percorso – sostengono i consiglieri – ci si aspetterebbero sensibilità e responsabilità ancora maggiori nell’uso delle parole e dei simboli.
Il comunicato si chiude con un richiamo al contesto attuale: «In un momento segnato da conflitti internazionali, tensioni sociali e da un diffuso bisogno di pace e dialogo, leggere simili commenti da parte di chi dovrebbe garantire equilibrio e autorevolezza è non solo poco consono al ruolo istituzionale, ma profondamente dannoso».
Per questo la minoranza chiede al sindaco di chiarire pubblicamente le sue intenzioni e di assumere, da ora in avanti, «un atteggiamento rispettoso e consono al ruolo che ricopre».
Il documento è stato firmato da Barbara Penzo, Alessandra Penzo, Daniele Stecco, Lucio Tiozzo, Jonatan Montanariello e Maurizio Salvagno.





