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Ex discarica di Val da Rio: amianto, preoccupazioni e richieste di intervento
Alla ex discarica di Val da Rio, chiusa oltre quarant’anni fa e al centro di un lungo percorso di messa in sicurezza, si riaccendono le polemiche. Negli ultimi giorni, la movimentazione del terreno per i lavori di livellamento preliminari al cosiddetto “capping” – il sistema di copertura scelto in alternativa alla bonifica integrale – ha sollevato preoccupazioni per la possibile dispersione di polveri contenenti amianto.
Il campanello d’allarme è stato fatto suonare dalla capogruppo regionale del Movimento 5 Stelle, Erika Baldin, che annuncia un’interrogazione alla Giunta del Veneto. L’esponente pentastellata vuole sapere quali controlli siano stati effettuati finora e quali garanzie esistano per i lavoratori impegnati nel cantiere e per i residenti della zona. Baldin ricorda che l’Unione Europea ha fissato la scadenza del 2025 per la messa in sicurezza del sito, pena pesanti sanzioni, e sottolinea come la discarica non sia lontana da scuole e abitazioni: «È fondamentale chiarire se sia stata programmata la decoibentazione della zona e assicurarsi che non vi siano rischi per la cittadinanza».
Dello stesso avviso il consigliere regionale del Partito Democratico, Jonatan Montanariello, che chiede al sindaco un «immediato stop» alle attività di cantiere. «La presenza di amianto, confermata dalla stessa amministrazione comunale, impone un intervento tempestivo a tutela della salute pubblica», afferma, spiegando di aver già contattato i vertici di ULSS 3 e ARPAV per sollecitare un intervento diretto.
Sul fronte dei lavoratori, le sigle sindacali FP CGIL, FIT CISL, UIL Trasporti e FIADEL hanno espresso forte preoccupazione per il personale di Veritas che opera nell’Ecocentro e nella Stazione di Travaso, impianti adiacenti alla discarica. Veritas, in via cautelativa, ha adottato misure preventive e diffidato formalmente la ditta incaricata dal proseguire le operazioni fino a verifiche tecniche concluse. I sindacati chiedono controlli ambientali immediati e garanzie chiare, ribadendo che «ogni lavoratore deve operare in un ambiente sicuro, con tutte le tutele previste dalla legge».
Il sindaco Mauro Armelao ha replicato spiegando che la bonifica integrale non è sostenibile dal punto di vista economico, poiché l’amianto è diffuso in tutto il sottosuolo e i costi supererebbero di gran lunga le risorse disponibili. Per questo si è optato per la messa in sicurezza tramite “capping”, operazione che, assicura il primo cittadino, viene svolta adottando tutte le accortezze necessarie: «Gli operai bagnano il terreno per ridurre a zero il rischio di sollevamento delle polveri». Armelao ha inoltre annunciato che nei prossimi giorni verificherà di persona lo stato dei lavori e informerà il commissario nazionale alle bonifiche «qualora vi sia anche solo un minimo pericolo per chiunque».




