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Novità a Chioggia: Il Sup nel salvataggio in mare

Scritto da il 5 marzo 2017 alle 14:03
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Il movimento del Sup a Chioggia sta crescendo di importanza grazie al lavoro svolto dalla Scuola Sup Sottomarina che ha la sua sede all’interno dello stabilimento Zanzibar. L’estate 2014 ha visto l’apertura della prima scuola di stand up paddle (o sup), nell’estate 2017 per la prima volta il Sup verrà utilizzato anche nel salvataggio in mare grazie ad un corso a cui ha partecipato Nicola Gianni, uno degli istruttori della scuola. Il corso si è svolto a Ladispoli (Roma), nei giorni 24 e 25 settembre 2016 ed era organizzato dalla Sezione Salvamento della Federazione Italiana Nuoto (FIN). Da questo appuntamento sono usciti i primi operatori abilitati in italia a operare in questo senso.

Per conoscere meglio questa iniziativa abbiamo incontrato Nicola Gianni che ci spiega come funziona il salvamento con il Sup.

Da quanto si pratica il salvamento con Sup e dove hanno cominciato a praticarlo?

Il Salvamento con il Sup o SUP RESCUE è una realtà consolidata oramai da diversi anni in alcuni dei paesi dove il soccorso in mare non è inteso solo come un servizio offerto dagli operatori turistici ma un vero e proprio corpo di pubblica sicurezza che ha il compito di salvaguardare l’incolumità di chi si avventura in mare o nell’oceano.

Mi riferisco in particolar modo a paesi come Australia o gli Stati Uniti d’America.

14358825_981312601990946_2660528949016990523_nQuali sono i vantaggi di avere un Sup durante un momento di pericolo in mare?

I vantaggi offerti dalla tavola da sup usata come mezzo di soccorso durante un salvataggio in mare sono riconducibili essenzialmente alla sua rapidità nel raggiungere il pericolante. Da prove e test effettuati dalla Sezione Salvamento della Federazione Italiana Nuoto il tempo impiegato da un operatore SUP RESCUE è nettamente inferiore a quello impiegato da un assistente bagnanti ai remi di un tradizionale pattino.

Utilizzando un SUP RESCUE, inoltre, a differenza di un pattino, il soccorritore ha la possibilità di non perdere mai di vista l’obiettivo da raggiungere e può intervenire anche con mare molto formato, cosa che i con i mezzi di soccorso tradizionali può rivelarsi molto complicata se non impossibile.

I volumi generosi delle tavole sup per il salvamento, permettono infine di poter trasportare un pericolante fino a riva o di metterne in sicurezza anche più di uno direttamente in acqua in attesa dell’intervento di eventuali mezzi di supporto.

Per dare dei riferimenti concreti basti pensare che la prova finale prevista per ottenere l’abilitazione FIN consta nel recupero di un pericolante a 50 metri da riva da concludersi in un tempo massimo di 2’e 10” con il rientro di soccorritore e pericolante.

14463297_981310358657837_7716083055761655089_nIl soccorritore deve seguire una prassi diversa dal normale?

Il protocollo messo a punto dalla Sezione Salvamento FIN è composto da una precisa sequenza di manovre da effettuare per trarre in salvo un pericolante mediante l’utilizzo di una tavola da SUP RESCUE.

Il soccorritore dopo aver individuato l’obiettivo ed imbracciata l’attrezzatura (tavola e pagaia) deve correre verso questo senza mai perderlo di vista: una volta raggiunta un’altezza dell’acqua compatibile con la pinna della tavola deve lanciarsi con un balzo sopra di essa ed iniziare a pagaiare con decisione.

Raggiunto l’obiettivo se il pericolante è in grado di collaborare può essere aiutato a salire dal soccorritore sul sup e accomodatosi in posizione supina può essere trasportato agevolmente in salvo dall’operatore pagaiando in piedi o da sdraiato usando le braccia (tecnica dell’“hand-paddling”).

In caso di incoscienza o scarse capacità collaborative del pericolante, il soccorritore deve invece utilizzare il sup mediante una serie di ribaltamenti controllati in modo tale da ritrovarsi con la persona da recuperare supina sopra la tavola

Secondo le condizioni meteo mare, infine, deve scegliere la maniera più idonea di pagaiare: in piedi, in ginocchio o da sdraiati, utilizzando le mani o la pagaia. Raggiunta la terra ferma infine deve applicare il Protocollo BLS (Basic Life Support) della Federazione Italiana Nuoto.

14479635_981310965324443_7534912821643824399_nQuanta esperienza di Sup si deve avere per poter praticare il salvamento con la tavola? Possono farlo tutti? Lo insegnerai tu?

L’esperienza e la perizia nell’utilizzo del sup sono alla base del SUP RESCUE: in questo caso non si tratta di uno sport ma della concreta possibilità di salvare vite umane. A queste due elementi è fondamentale abbinare un buon allenamento fisico: raggiungere il pericolante nel minor tempo possibile è essenziale.

Le tempistiche di intervento sono dell’ordine delle decine di secondi per arrivare nella fascia di mare normalmente frequentata dai bagnanti.

Il recupero di un pericolante, infine, è più probabile in condizioni meteo mare avverse; questo obbliga il soccorritore ad essere sicuro delle sue capacità anche con condizioni proibitive.
La prima regola per un buon soccorso, infatti, è che le persone in pericolo di vita non si moltiplichino durante le operazioni di salvataggio.

Come Istruttore mi auguro quindi che alla Scuola Sup Sottomarina, dove durante la stagione estiva impartisco lezioni di sup individuali e collettive, si presentino sempre più assistenti bagnanti intenzionati ad apprendere le tecniche di pagaiata e di utilizzo del sup ed interessati a diventare operatori SUP RESCUE abilitati dalla FIN.

Per quanto riguarda la possibilità di formare in prima persona futuri operatori SUP RESCUE FIN, essendo quello di Ladispoli il Primo Corso Nazionale posso dire che si stanno ponendo le basi per gli organigrammi nazionali e locali di tecnici formatori ed operatori del Salvamento con il Sup, certamente il mio obiettivo è quello di farne parte.

Di sicuro però organizzeremo dei workshop dedicati alle manovre di salvataggio con l’ausilio del sup per i praticanti interessati ad apprenderle.
Invito quindi le Associazioni, le Cooperative o i singoli assistenti bagnanti che forniscono agli stabilimenti balneari il servizio di soccorso in mare e che volessero apprendere le tecniche di utilizzo del sup per allinearsi rispetto alle recenti novità normative in materia di balneazione a mettersi in contatto con il sottoscritto o con la Scuola Sup Sottomarina.

La Scuola, attiva dal 2014 presso lo Stabilimento Balneare Zanzibar, mette a disposizione le competenze dei propri istruttori certificati nella didattica del sup.

Per conoscere i dettagli delle prossime iniziative formative che riguardano il SUP RESCUE è possibile invece contattare direttamente la Sezione Salvamento della Federazione Italiana Nuoto.
Contatti:

Scuola Sup Sottomarina: sottomarinasup@geniuslociasd.com

Sezione Salvamento FIN: salvamento.corsi@federnuoto.it

Foto: Davide Bonsignore

Autore: ChioggiaTV

ChioggiaTV nasce nell’estate del 2009 come webtv che racconta tutto ciò che di bello accade in città. L’esperienza nel campo della comunicazione di Gianni Nardo, speaker storico e direttore artistico di Radio Bcs, e le competenze tecniche nella realizzazione di immagini e video di Daniele Monaro e Giovanni Rubin (ex Fotografica) si fondono e danno vita ad un prodotto locale nuovo, moderno[...]

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