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Cambiare per vivere in avanti. La storia di Giulia Biasio

Scritto da il 15 aprile 2016 alle 19:04
Giulia Biasio

Ognuno di noi, sotto sotto pensa di aver capito come sarà la propria vita. Ma quello che nessuno considera mai è che anche la vita ha i suoi progetti per noi, che ci piaccia o no. E così non rimane che scegliere tra accettare il cambiamento e andare avanti o opporsi ad esso restando indietro.”
– The Flash



Giulia ha 43 anni ed è una insegnante/ skipper nel settore marittimo. Giulia il nome se l’è scelto da sola ed è stato il suo primo coraggioso cambiamento per andare avanti. È il nome al femminile del nonno materno e lei ne è molto orgogliosa.

Giulia è nata maschio ed il racconto della sua storia inizia così: “Fin da piccola, intorno ai 4/5 anni, sentivo di dovermi truccare e vestire come una bambina. A trent’anni non è stato più possibile contenere la mia essenza. Così ho trovato il Mit a Bologna, associazione che mi ha seguita durante il percorso di transizione.”


 

Giulia Biasio1. Un percorso molto personale quello che ti ha portato fin qui, che non hai però compiuto in solitaria. Hai infatti creato un gruppo Facebook- “Gli amici di Giulia”- all’interno del quale ci sono anche persone che non conosci direttamente. Perché raccontarti in tempo reale in un social?

Quando ho cominciato la transizione una delle prime cose in cui mi sono imbattuta sono stati i disagi che le persone provavano relazionandosi con me. Disagi più che comprensibili. Non è di certo un bello spettacolo parlare con una transessuale agli inizi del percorso! Ho però compreso che, quando le persone mi conosceva un pochino di più, si riusciva a vedere la mia genuinità nella intenzione di cambiare sesso. Il percorso stesso per arrivare all’intervento è stato costellato da difficoltà. Due interventi neurologici si sono succeduti all’intervento di cambio sesso. Durante l’intervento i messaggi di solidarietà ricevuti hanno rappresentato molto per lo stato d’animo. Così ho realizzato che le parole possono essere di grande aiuto. Ecco l’idea di creare un gruppo di amici che mi potesse dare anche un piccolo supporto psicologico. All’inizio furono solo persone direttamente conosciute, poi decisi di far entrare persone che mi hanno dimostrato stima ed affetto. Ho voluto raccogliere una serie di passaggi, soprattutto emozionali, di momenti che hanno decretato ciò che sono oggi.

 Giulia Biasio2. Qual è stato il momento peggiore e quello più bello del tuo cammino? 

Difficile scegliere o meglio difficile attribuire due momenti precisi. Di certo il momento più bello è stato il risveglio dall’intervento, il sentire quella zona così piatta era un evidente raggiungimento di un sogno, anche se i dolori ancora oggi offuscano tale gioia. Il più brutto credo sia stato il perdere alcune persone, tra cui mio padre. Ecco, si può dire che l’inizio della transizione sia coincisa con la volontà di mio padre a non volermi più vedere e di sicuro il momento più brutto.

3. Una frase che mi ha molto colpito è quando mi hai detto “non voglio essere un cliché” ma una persona normale. Che cosa intendi? 

Anche se oggi non sembra, la comprensione di quello che mi stava accadendo fu scioccante e di difficile realizzazione. Pur avendo supporto psicologico, ero la prima a dire di me che non ero “normale “. Fu un grande lavoro introspettivo di elaborazione e di analisi di ogni piccolo segnale. Da un atteggiamento a un pensiero. Continuavo ad analizzare cosa fosse femminile e cosa no, studiavo le donne minuziosamente cercando un esempio a cui ispirarmi. Risposta: non c’è nessun esempio, non esiste nulla di Giulia Biasiochiaramente femminile e maschile, ognuno dei due sessi può fare qualsiasi cosa. Resta il fatto che normale per me oggi è come la gente ti vede o meglio come la gente ti immagina. Tu devi apparire. Di sicuro normale è l’atteggiamento che si deve tenere in mezzo alla gente, ecco probabilmente questo taglia la testa al toro. Per il resto sicuramente vivo in modo “originale ” ma questo non dà nessuna opinione negativa di me anzi, ed è pure l’uscire dalle convenzioni che mi distingue. Sicuramente la vela non è un lavoro che agevola il processo di “femminilizzazione”, ma rimane un lavoro che mi dà la dignità di esistere e di offrire le mie competenze a chi le vuole o a chi ne ha bisogno. Credo dunque che il lavoro per raggiungere la normalità sia un modo diverso per dire di non essere un fenomeno da baraccone. Spero tanto di esserci riuscita.

Giulia Biasio4. Non sei originaria di Chioggia ma a Chioggia hai trovato la tua casa. La città è stata ospitale con te?

È qui che sento di essere in un posto che posso chiamare casa. A Padova ho la proprietà di un appartamento e in quella città ho creduto di dover vivere, non per scelta ma per educazione. Mio padre infatti non era per niente contento di vivere nel paese dove sono nata (Dolo), si sentiva provinciale , addirittura odiava avere sulla targa della macchina le iniziali della provincia di Venezia. Così dopo la separazione dei miei genitori mio padre tornò a Padova e io scelsi di vivere con lui ( un grande errore ma questa è un altra storia). Ecco che disorientata e spaventata scelsi un appartamento a Padova. E proprio lì ricevetti i primi segnali della “città progredita”: una pubblica umiliazione alle poste centrali, tanto da meritare un articolo sul giornale. Chioggia invece non ha fatto nessuna cerimonia, nessuna differenza, le persone qui mi battono sulle spalle e mi offrono da bere. E poi è una città completa, ma soprattutto a misura d’uomo e di donna! Ci si sposta in bici o a piedi, eventi e manifestazioni durante tutto l’anno…ecco, sicuramente una città dove vivere. Pensa che una sera in pizzeria, da una tavolata di sole donne over 70  una signora gentilmente mi ha chiesto: “Ma la xe un volto conosciuto! Xela dela television?” A Padova non sarebbe mai successo!

Giulia Biasio4. Manca ancora in Italia un “vademecum”, una specie di “manuale delle istruzioni” per poter affrontare la necessità di un cambiamento come il tuo con maggior serenità e consapevolezza possibile. Se dovessi scriverlo tu, quale sarebbe il titolo e l’introduzione?

Credo ci sia grande ignoranza riguardo la tematica transexual. Se solo i pediatri che mi seguivano avessero colto qualche segnale, avrebbero potuto educare i miei genitori a ciò che avrei dovuto intraprendere. Pure i medici di base dovrebbero avere gli strumenti per avviare con la minima difficoltà il processo di transizione, invece oggi non è ancora così. Credo di aver fatto un percorso responsabile e coscienzioso, del quale ho tenuto traccia. Magari pecco di presunzione ma credo di avere elementi sufficienti per creare un “manuale di istruzioni per i trans “. Tenendo però presente che transessuale non è un termine che accomuna una categoria di persone, ma che al massimo accomuna una condizione che una persona vive. Ecco, mi piacerebbe creare proprio un manuale che, sulla base di una esperienza vissuta direttamente, possa dare qualche spunto a chi sentisse di intraprendere un percorso simile. Ed è proprio questo il punto con cui inizierei: “Transessualismo” è una condizione in cui una persona si riconosce e dal momento che avviene questo riconoscimento si innesca un meccanismo di paura per il futuro. Non si sa a chi rivolgersi per iniziare il percorso, non si conoscono gli aspetti legali e giudiziari. Magari riuscirei ad aiutare qualcuno.

Giulia Biasio5. Hai la possibilità di autoassegnarti l’Oscar. Nell’ultimo anno in cosa sei stata migliore della te stessa del passato?

Mi posso auto celebrare! Negli ultimi 13 mesi ho subito tre interventi chirurgici, uno dei quali di chirurgia maggiore. Fisicamente non ne avevo nessun bisogno, sono comunque stati interventi salvavita. Oggi me ne rendo conto. Gli amici mi attribuiscono grande coraggio nell’affrontare questi interventi. Momenti di grande sconforto e confusione si sono manifestati soprattutto dopo il primo intervento. Sicuramente l’Oscar me lo merito per essere riuscita ad elaborare questa nuova condizione.

6. Salutaci con una canzone, frase o poesia che ti rispecchia.
Un aforisma buddista recita: “Il coraggio è l’arte di avere paura senza che gli altri se ne accorgano”.

Autore: Sara Ferro

Mi chiamano Sara, vivo da sempre a Chioggia e sono nata il 12 ottobre 1979.

Lo stesso giorno nel 1492 Cristoforo Colombo scoprì l’America. Dal genovese ho imparato che l’America è quasi sempre dove non te l’aspetti. Lo stesso giorno nel 1938 iniziarono le riprese del film Il Mago di Oz, tratto da uno dei miei libri preferiti. Sono sempre alla ricerca di qualcosa, da qua[...]

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2 Commenti

  1. GIUSEPPE FRANCESCO RUSSO

    15 aprile 2016 at 23:02

    MESSAGGIO X GIULIA

    L’essere se stessi ti fa dormire sereno…chi non riesce e’ troppo impegnato a giudicare.
    Noi abbiamo l’amicizia da poco…ho letto la tua storia in questo momento e ti posso dire che ammiro la tua personalita’ e per questo ti rispetto.
    Io mi sono rimesso in gioco a 65 anni, ho lasciato l’Italia per vivere in barca a Las Palmas di Gran Canarie con la quale si lavora.
    Non ti dico quanti benpensanti hanno aperto bocca senza che lo chiedessi ma ho preferito un altro tipo di ascolto….il mio!
    Spero di leggerti prossimamente
    Giuseppe

    • Giulia

      30 aprile 2017 at 11:02

      Giuseppe caro, leggo solo ora la tua risposta, grazie grazie grazie.
      Condividiamo pure la stessa emozione per il mare!
      Buon vento

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