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Concluso il progetto di recupero del “Carciofo Violetto di Chioggia”

Scritto da il 4 settembre 2014 alle 16:09
carciofo violetto di chioggia

Dalla prossima primavera in arrivo a Chioggia le prelibate “castraùre”.

Si è infatti concluso il progetto avviato nel 2005 da Veneto Agricoltura per recuperare il patrimonio genetico originario del “Carciofo Violetto di Chioggia”, fortemente minacciato di estinzione, ma fortunatamente ancora presente nel territorio chioggiotto per merito degli ultimi anziani che ancora lo coltivavano per solo autoconsumo in un’area residuale delle Salse in Val dal Rio a seguito dello sviluppo dell’area portuale.

Una volta recuperato il germoplasma, nel 2008 iniziò il progetto di confronto varietale tra l’ecotipo “Violetto di Chioggia” e l’ecotipo “Violetto di S. Erasmo” con lo scopo di valutarne le possibili differenze. Il progetto si concluse solo nel 2012 attraverso un panel test (valutazione gustativa), dal quale emersero differenze morfologiche, di tonalità di colorazione, di epoche di produzione, di sviluppo, gustative.  In particolare il “Violetto di Chioggia” è risultato più precoce e vigoroso, più tondo e grosso alla base del capolino (calice) e di una colorazione di violetto più intensa, più amarotico e tenero.

Nella primavera del 2013 Chioggia Ortomercato del Veneto ha intrapreso il progetto per il rilancio del Carciofo Violetto di Chioggia sul mercato, attraverso l’avvio dell’iter per l’ottenimento delle piantine con le quali poter iniziare la produzione in campo. Dapprima con il trasferimento del materiale genetico di base (germoplasma conservativo) da Veneto Agricoltura al Vivio Vitroplant di Cesena per la sua moltiplicazione in vitro. In seguito, questo fine agosto, con la consegna di 1200 piantine di carciofo, da ripartire a 6 aziende orticole del territorio clodiense, le quali, nei prossimi giorni, provvederanno alla piantumazione sul campo per la costituzione delle prime carciofaie che già a partire dalla prossima primavera forniranno i primi frutti, le prelibate “castraùre”.

Tra gli scopi del progetto: permettere agli orticoltori chioggiotti di poter produrre un ortaggio che possa dare delle soddisfazioni economiche, dando delle possibilità di uscita dalle crisi periodiche di mercato che interessano la monocoltura del radicchio; permettere agli orticoltori chioggiotti che conducono terreni caratterizzati da problemi di salinità di poter coltivare un prodotto in grado di superare tale fenomeno legato alla risalita del cuneo salino in prossimità delle aree litoranee di Brondolo e Ca’Lino e delle aree perilagunari di Piovini e Valli di Chioggia.

carciofo violetto di chioggiaIl carciofo- pianta perenne la cui coltura ha preso piede a Chioggia tra il ’400 e il ’500, è un alimento importante nella cucina tradizionale chioggiotta e veneziana. I capolini (fiori non ancora sbocciati), a seconda dell’epoca e del numero, hanno diverse denominazioni. Da metà a fine aprile, nell’asse centrale fiorisce il primo carciofo chiamato castraùra. La settimana successiva, dalle ascelle delle foglie, spuntano dai 3 ai 4 bòtoli (leggermente più grandi delle castraure), poi seguono i sotobòtoli. Infine a giugno, le massète, dei veri e propri carciofi dai quali si estraggono i cosiddetti fondi.

La più prelibata è la castraùra, mangiata cruda o impastellata e fritta, oppure cucinata in tècia. Non da meno i fondi, ricavati dai calici dei carciofi maturi, che mangiati lessi e conditi con aglio, olio, pepe, prezzemolo e formaggio salato, sono una vera e propria delizia per il palato.

Note
Foto Chioggia Ortomercato del Veneto

Autore: ChioggiaTV

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