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Hannah Arendt, il film al Don Bosco

Scritto da il 17 marzo 2014 alle 10:03
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Mercoledì 19 Marzo alle 21.00 il Cinema Teatro Don Bosco ci offre un altro film da non perdere: Hannah Arendt, la storia della grande filosofa tedesca.

Il film, diretto da Marghareth Von Trotta e con Barbara Sukowa come intensa protagonista, ricostruisce un periodo fondamentale della storia di Hannah Arendt, richiamata a confrontarsi, dopo anni di successo come scrittrice e docente universitaria a New York, con le proprie origini ebraiche e a ripensare la più grande delle tragedie del secolo scorso: l’Olocausto.

Nel 1961, quando il servizio segreto israeliano rapisce Adolf Eichmann, gerarca nazista responsabile dell’organizzazione degli ebrei verso i campi di sterminio, Arendt si sentì obbligata a seguire il successivo storico processo a Gerusalemme, in qualità di reporter per prestigiosa rivista “The New Yorker”.

La faziosità della corte (che cercava palesemente un capro espiatoriO), l’ambiguità delle accuse, e la disarmante convinzione di Eichmann di non sentirsi colpevole, portarono Arendt da un lato a intraprendere una serie di riflessioni atte comprendere, per quanto possibile, le ragioni di un male tanto radicale, dall’altra a descrivere Eichmann non tanto come mostruoso criminale – come tutti si sarebbero aspettati– ma un uomo mediocre e ordinario, di cui è piEno il mondo, capace di commettere azioni aberranti semplicemente perché incapace di pensare.

“Eichmann ist kein Mefisto!”. Eichmann non è un demonio! Secondo il giudizio della Arendt infatti, nella sua atroce normalità, Eichmann rappresenta l’espressione più inquietante del nazismo. Un uomo dotato della sola capacità deduttiva, un burocrate che si atteneva semplicemente ad applicare regole ed eseguire ordini, totalmente incosciente di sé e delle sue azioni perché totalmente incapace di pensare, guidare e dunque reagire e rifiutare.

Questo concetto mal interpretato, il lucido coraggio e il forte impegno civile con cui Arendt denunciò inoltre il fenomeno del collaborazionismo, la portarono a subire per quasi due anni una vera e propria campagna diffamatoria, che rese per anni “La banalità del male”, il libro che raccoglie tutti i suoi resoconti, fortemente attaccato dalla stampa.

Il film, molto ben documentato e con immagine autentiche del processo, vuol essere, come dichiarato dalla regista stessa, il tentativo di trasformare il pensiero in un film.

È la storia di un pensiero scomodo, seppur veritiero, e di una grande donna capace di rivendicare, anche a costo di una certa arroganza intellettuale, la propria libertà di pensiero.

Da non perdere!

Autore: Francesca Lanza

Un po’ tappa, occhi verdi, naso a patata, (quasi) sempre sorridente.

Viaggiatrice, sognatrice, curiosa, testarda, a volte perfino presuntuosa, ma se dovessi scegliere un solo aggettivo, usando un po’ di creatività, direi Francesca la Fanastidiosa!

Non riesco ad immaginare una descrizione come un semplice modo per comunicare chi sono, quanto piuttosto come una buona occasione [...]

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