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Cardiologia di Chioggia sbarca il microchip salvacuore

Scritto da il 26 febbraio 2014 alle 14:02
equipe dott. Valle

A Chioggia, qualche giorno fa, è stato effettuato uno tra i primi innesti di microchip salvacuore d’Italia. L’intervento (un’operazione della durata di pochi minuti in anestesia locale senza bisogno di ricovero, durante la quale è stato iniettato un microchip sottocute) è stato eseguito dall’équipe della Cardiologia diretta da Roberto Valle, su un uomo di 65 anni, residente a Chioggia. Dopo l’operazione, il signore chioggiotto ha fatto rientro a casa.

Per tre anni (questa la durata di questo speciale sensore all’avanguardia) il suo cuore sarà costantemente monitorato dal microchip che invierà i dati dell’elettrocardiogramma direttamente alla Cardiologia clodiense. Il piccolo dispositivo registra costantemente le aritmie, memorizza eventuali disturbi del paziente e invia un segnale via internet, in caso di allerta. “E’ un’apparecchiatura di eccellenza – conferma il primario Roberto Valle – un passo in più dal punto di vista tecnologico, rispetto alla vecchia metodica diagnostica con cui siamo abituati a lavorare da tempo, cioè l’Holter. Quest’ultimo, infatti, è un dispositivo più ingombrante e capace di monitorare solo poche ore nell’arco dell’anno con il rischio di non riuscire a intercettare le aritmie improvvise”.

Il micro monitor salvacuore è piccolissimo, pesa solamente 3 grammi ed ha una capacità di memorizzare i dati più del 20% rispetto all’Holter. Un dispositivo importante e innovativo che verrà impiegato da oggi in poi a Chioggia solo per pazienti selezionati. Ovvero uomini e donne che presentano un quadro clinico instabile e rischioso, con aritmie serie, che meritano quindi un’apparecchiatura di ultima generazione, proprio perché queste aritmie sono improvvise, difficili da prevedere e quindi da trattare tempestivamente. “Come la fibrillazione atriale – ha spiegato Gabriele Boscolo, responsabile del servizio di Emodinamica – che aumenta dal 5% nelle persone di età superiore ai 65 anni e sale al 9-15% dopo gli 80 anni. Ma l’aritmia si manifesta anche nei giovani e se non viene diagnosticata correttamente, può causare danni a diversi organi”. “ E proprio microchip come questi – ha aggiunto Michela Bevilacqua, giovane elettrofisiologia clodiense – hanno dimostrato che proprio la fibrillazione atriale è responsabile di molti degli ictus, che prima rimanevano senza spiegazione e senza la possibilità di iniziare una terapia adeguata”.

Soddisfazione del direttore generale dell’Ulss 14 Giuseppe Dal Ben che “si è complimentato con l’intera squadra di Cardiologia che, coniugando professionalità e alta tecnologia, garantisce alla popolazione servizi di eccellenza”.

 

Note
Nella foto l'équipe della cardiologia di Chioggia col primario Roberto Valle (camice bianco).

Autore: ChioggiaTV

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