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Uno sguardo da campione: la storia di Andrea Ronsval ed il Weelchair Hockey

Scritto da il 14 giugno 2013 alle 11:06
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Competizione, senso di libertà, sfida, condivisione e lealtà. Questi sono solo alcuni degli innumerevoli aggettivi che si possono riferire allo sport, qualsiasi esso sia; quindi anche agli sport praticati da persone con disabilità.

Il wheelchair hockey– la traduzione letterale è “hockey su carrozzina elettrica“- è uno di questi. Questo sport è nato in Olanda nei primi anni ’70 e nel dicembre del 1992 è arrivato in Italia grazie all’iniziativa di Andrea Bigi, un ragazzo distrofico di Reggio Emilia (purtroppo scomparso nel 1999), che ha formato la prima squadra. La squadra TEAM L8 REGGIO EMILIA era composta da giocatori di Reggio Emilia e di Bologna: Stefano Cocchi, Fabrizio Galavotti e Giuseppe Scanabissi.

Dopo qualche mese si fondarono altre squadre di Monza, Bari, Roma, Napoli ed in estate si formò la prima selezione nazionale che partecipò ai Mondiali di wheelchair hockey del 1992 in Germania.

Da qui in avanti, nel nostro paese iniziarono a comparire poco a poco altre squadre, fino ad arrivare ai giorni nostri ad un numero cospicuo. Anche per questo, la Nazionale italiana è diventata tra le più agguerrite a livello mondiale.

L’Italia partecipa dal 1996 al campionato italiano organizzato inizialmente dalla Wheelchair Hockey League (in collaborazione dal 1997 fino al 2003 con il C.S.I. e dal 2003 in poi con l’U.S. A.C.L.I.) ed il Wheelchair Hockey entrato da qualche tempo a far parte del C.I.P. (Comitato Italiano Paralimpico).

Ma vediamo meglio di che si tratta. Il Wheelchair Hockey o hockey in carrozzina elettrica,appunto, è uno sport praticato da atleti con gravi difficoltà motorie, in particolar modo da persone affette da distrofia muscolare.

Per giocare occorre una carrozzina elettrica, una mazza od un “t-stick”, ovvero un oggetto a forma di T rovesciata, collocato sulla pedana, che viene utilizzato da chi ha difficoltà a muovere le braccia.

Molti giovani disabili praticano ormai questo sport e io decido di intervistarne uno. Andrea Rosval– sorriso aperto ed entusiasta, sguardo intenso e consapevole di chi sa di piacere- è un giovane ligure ventiduenne, la cui determinazione è d’esempio per molti altri ragazzi.

Andrea, quando e come ti sei avvicinato al Weelchair Hockey?

Mi sono avvicinato al mondo dell’hockey grazie agli amici Sonia Veres e Stefano Boschini. Ho iniziato a fare  gli allenamenti e da quel giorno mi sono innamorato di questo sport.

Cosa ti affascina di questo sport?

Mi affascina girare per l’Europa e per l’Italia, conoscere sempre nuovi amici di altre squadre e confrontarmi “contro” di loro.

Quale ruolo ricopri nella tua squadra?

Il mio ruolo nella squadra è il regista.

Da qualche tempo fai parte della FIWH (Federazione Italiana Wheelchair Hockey). Sei orgoglioso del traguardo raggiunto?

Faccio parte della FIWH dal 2006 e sono soddisfatto dei miei risultati, ma c’è sempre da imparare e migliorare.

Cosa pensi di poter dare di importante alla Nazionale?

Spero che in nazionale potrò raggiungere ottimi risultati e sono soprattutto orgoglioso di ognuno di essi. Penso di poter dare tanto come ho fatto fin ora e raggiungere ottimi obiettivi.

 

Note
Foto personali fornite da Andrea Ronsval

Autore: Valentina Boscolo

Quando la determinazione cambia, tutto inizia a muoversi nella direzione che desiderate. Nell’istante in cui decidete di vincere, ogni nervo e fibra del vostro essere si orienteranno verso quella realizzazione. D’altra parte se pensate: “Non funzionerà mai”, proprio in quel momento ogni cellula del vostro essere si indebolirà, smettendo di lottare, e tutto volgerà al fallimento”(Da[...]

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