Do You Speak Chioggiotto?

L’ultimo volo degli invincibili

Scritto da il 4 maggio 2013 alle 10:05
Grande-torino-incidente

Sono da poco passate le cinque di un insolito freddo e piovoso pomeriggio di maggio. Nuvole basse circondano le colline attorno a Torino, non sembra affatto un giorno di primavera. Una fitta nebbia avvolge il colle di Superga rendendo quasi spettrale la sagoma della splendida basilica. Il priore, don Tandredi Ricca, sta pregando all’interno della chiesa. Improvvisamente il rombo di un motore lo distrae. Sembra un aereo, ma non è possibile, è troppo basso, tremendamente vicino. Spera di sbagliarsi, magari era solo un tuono. Qualche istante dopo, però, il fragore assordante di un’esplosione gli spacca il cuore. Don Tancredi esce fuori, sul sagrato della basilica e riesce a vedere le ultime lingue di fuoco che si alzano da un aereo che si è appena schiantato sul terrapieno, appena sotto la chiesa. Non c’è rumore, non ci sono lamenti, si ode solo il crepitio delle fiamme. Il fumo nero si mescola alla nebbia in una macabra danza mortale. Tutto interno solo rottami, pezzi di aereo sparsi ovunque. Cominciano ad arrivare i primi soccorsi, si fruga tra le rovine di quell’aeroplano, un bimotore G 212 della Lai, la compagnia di bandiera italiana. Don Tancredi capisce subito che non ci sono sopravvissuti. Si guarda attorno, c’è solo morte e distruzione. Tra le lamiere contorte vede e capisce. Spunta una maglia granata con uno scudetto tricolore sul petto: il Grande Torino non c’era più.

Sono passati 64 anni dal quel tragico 4 maggio del 1949 quando l’aereo che riportava a casa il Grande Torino da Lisbona, dove avevava disputato una partita amichevole, si è schiantato sul terrapieno della basilica di Superga. Eppure a distanza di tanto tempo il ricordo di quella straordinaria squadra è più vivo che mai tra gli sportivi italiani. Li chiamavano gli invicibili perchè dominavano in Italia in lungo ed in largo. In quella squadra c’erano anche due chioggiotti, i fratelli Aldo e Dino Ballarin. Aldo, terzino destro anche della Nazionale; Dino che si stava facendo le ossa come portiere di riserva. Assieme nella vita, uniti nella morte. Forse proprio quel tragico epilogo ha contribuito a trasformare una squadra di calcio in leggenda. Una leggenda che non tramonterà mai.

Oggi pomeriggio alle 16.30 allo stadio “Aldo e Dino Ballarin” ritrovo e deposizione di un mazzo di fiori presso la lapide commemorativa. All 17.20 visita alla tomba dei due fratelli nel vicino cimitero e alle 18 S.Messa in suffragio nella basilica di San Giacomo.

Autore: Daniele Zennaro

Nato a Chioggia il 27 Febbraio 1967. A BCS ricopre il ruolo di direttore responsabile della testata giornalistica radiofonica e partecipa, in qualità di opinionista,  alla trasmissione sportiva del Sabato Mezzogiorno Big Match.

La sua esperienza radiofonica parte nel lontano 1986 dai microfoni di RADIO CHIOGGIA LIBERA quando assieme ad Adolfo Pagan, conduceva un programma che si chiama[...]

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