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Il Sacro di Birmania

Scritto da il 7 maggio 2013 alle 10:05
Sacro Birmania

Da brava gattara conosco il gatto Europeo, ma confesso la mia completa ignoranza sulla maggior parte delle razze feline.

Oggi volevo conoscere qualcosa in più su un micio estremamente elegante e maestoso dal nome decisamente importante: il Sacro di Birmania.

È un gatto di notevoli dimensioni e stazza massiccia: il maschio dovrebbe essere sui 3-5 kg, il che mi fa chiedere come verrebbe definito il mio Tommaso che di chili ne pesa ben 8, mah!

È un micio fedele, affettuoso ed equilibrato, ama i bambini e si affeziona moltissimo alle persone: spesso ha un umano preferito che subisserà di coccole. In particolare, è un micio che ha estremo bisogno del contatto con il compagno di vita bipede e non si presta a rimanere per molte ore da solo. Ama giocare ed ha molta pazienza, per questo è adatto ai bimbi, con cui gioca e si contende anche i giocattoli, in particolare i pupazzi di peluche che tende a portare in giro come fossero orsacchiotti da tenere nel letto la notte.

Sacro BirminiaMa è un micio dalla personalità assai complessa e molto difficile da decifrare. È un micio discreto, non invadente, un po’ timido e molto sensibile, e questo lo può portare a offendersi o “mettere il muso” facilmente quando non ottiene ciò che vuole.

Ha gli occhi azzurri ed il mantello è setoso, chiaro con le estremità più scure, tratto comune anche ai siamesi: questo è dovuto al gene himalaiano che agisce sul pelo in crescita facendo in modo che le parti del mantello esposte a una temperatura bassa durante la crescita si scuriscano più del resto.

Caratteristico della razza è di avere dei guantini bianchi candidi sui piedini delle zampette anteriori e posteriori. C’è una leggenda che spiega il perché di questi guanti.

Si narra che nel XVIII secolo, in una regione della Birmania, viveva il popolo degli Khmer che adorava diverse divinità tra le quali la dea Tsun-Kian-Kse. Essa presiedeva alla reincarnazione delle anime ed a lei era dedicato il tempio di Lao-Tsun. A sorvegliare e proteggere la statua d’oro massiccio e con agli occhi due zaffiri blu, insieme ai monaci vi erano 100 gatti bianchi dagli occhi dorati ma dalle zampe e coda marroni come la terra, a rappresentare la loro impurezza. Ogni monaco era sempre accompagnato da un micio; il sacerdote più vecchio e venerato, Mun-Ha, era accompagnato dal gatto Sihn.

Sacro BirminiaUn giorno i predoni saccheggiaro il tempio ed uccisero Mun-Ha mentre meditava davanti alla statua della dea. Quando Sihn vide il padrone morente saltò sul suo corpo e fisso la dea negli occhi per chiedere vendetta. La dea, commossa dal coraggio e dall’amore di Sihn per il suo compagno, trasformò i colori del gatto: gli occhi divennero blu come gli zaffiri, il mantello dorato e l’estremità delle zampe che appoggiava su Mun-Ha bianche candide in segno di purezza. Fatto questo, Sihn si voltò verso la porta del tempio ancora aperta: fu così che i monaci si accorsero dell’arrivo di altri predoni e si precipitarono a chiudere le porte salvandosi.

La leggenda narra poi che l’anima nel monaco trasmigrò in Sihn. Il micio, affranto per la perdita del padrone, restò sull’altare della dea per 7 giorni senza mangiare finchè morì, liberando così lo spirito del suo padrone che potè salire in cielo.

Sacro BirminiaI monaci si riunirono allora per eleggere il successore di Mun-Ha; i 99 gatti del tempio, che erano stati trasformati come Sihn, si riunirono intorno al più giovane dei sacerdoti guardandolo intensamente. Nacque così il mito secondo cui la dea si servisse dei gatti per designare il nuovo lama, così i gatti da quel momento divennero Sacri.

Molti sono i gatti che, come il mio Tommaso ed i suoi dolci 8 kg, hanno la vocazione alla sacralità, vista la mania di salire sulla pancia del povero padrone steso sul divano. Solo che, anziché guardare la dea per chiedere vendetta, normalmente questi gatti tentano di tramortire il padrone con il “dolce” alito del loro cibo in scatola.

 

Note
Foto internet

Autore: Silvia Verza

Mi chiamo Silvia, sono nata il 15.2.77 e sono sempre vissuta a Chioggia. Sono la “matta dei gatti” della mia famiglia.

Non sono cresciuta con animali, tranne mia sorella ovviamente. La frase usata da mia mamma- che ben conoscerete- è: “quando avrai casa tua farai quello che vorrai, ti prenderai anche 40 gatti”.

Bene, l’ho presa proprio alla lettera: appena avuto casa mi[...]

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Un commento

  1. Bertilla Tandin

    8 maggio 2013 at 09:26

    sempre interessanti i tuoi articoli. Brava brava.

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