Do You Speak Chioggiotto?

Quote rosa, problema culturale o politico?

Scritto da il 30 aprile 2013 alle 10:04
quote rosa

Le “quote di genere”, meglio conosciute in Italia come “quote rosa”, ovvero percentuali riservate alle sole donne in diversi ambiti politici, istituzionali e amministrativi, rimangono una questione ancora molto discussa nel nostro paese e non solo.

Fresca di questi giorni arriva una notizia dalla Germania: non passa la legge sulle quote. Nonostante nel 2012 la presenza femminile al vertice delle maggiori 200 aziende del paese sia stata del 4%, il Bundestag dice no all’introduzione delle quote nei c.d.a, con ben 320 voti contrari e 277 consensi.

Ad esprimersi contro le quote rosa è stato in particolare il gruppo politico guidato dalla cancelliera Angela Merkel. La leader del partito Cdu ha dichiarato infatti qualche giorno fa ai giornalisti locali: “Sulle quote rosa non tutte le donne la pensano allo stesso modo, il che non significa che il tema non ci stia a cuore”.

Vi sembra un paradosso? Forse le sue parole non sono poi così tanto ipocrite!

Dati diffusi dalla Commissione Europea qualche mese fa ci dicono che cresce, seppur di poco, il numero di donne nei consigli di amministrazione delle società europee quotate in borsa. La media dell’Unione Europea è infatti salita al 15,8%, più 2,1% rispetto ad un anno fa e, attenzione, l’aumento più significativo a livello nazionale si è verificato proprio in Italia, la quale con una crescita del 4,9%, è arrivata a una percentuale dell’11%.

quote rosaLa vicepresidente della Commissione Viviane Reding sottolinea come l’aumento maggiore si sia registrato proprio in quei Paesi che hanno già introdotto delle norme sul sistema delle quote.

Ma che valenza hanno questi dati? Altre statistiche, che purtroppo un po’ tutti noi conosciamo meglio, indicano l’Italia come uno degli ultimi paesi in Europa per il tasso di occupazione femminile e per l’integrazione delle donne nel mondo del lavoro. Alla luce di questa preoccupante posizione le quote rosa sembrano mero “politichese”.

In generale la situazione attuale vede, numericamente parlando, la sottorappresentanza nei centri decisionali della donna. Anche in politica la presenza femminile, oltre che spesso qualitativamente discutibile, è molto scarsa.

Le tanto discusse quote sono in introduzione in un numero crescente di paesi in tutto il mondo, anche a livello politico. Più di 30 paesi hanno infatti introdotto quote di genere per le elezioni nazionali, modificando la propria costituzione o la propria legge elettorale. In più di 50 paesi le quote sono invece inserite solo negli statuti dei partiti, spesso chiedendo che almeno il 30% dei candidati siano donne. Anche in Italia, nonostante il disegno di legge presentato nel 2005 sia stato bocciato, la legge 120 del 12 luglio 2011, che regolava le possibilità di accesso agli organi di amministrazione e di controllo delle società quotate nei mercati, è stata modificata con il D.P.R. del 30 Novembre 2013, allargando tali disposizioni alle società controllate dalla pubblica amministrazione, e introducendo così nel nostro ordinamento un’importante disciplina per le quote rosa.

La pole position, per quel che riguarda la maggior presenza femminile in ruoli di vertice, spetta ai paesi scandinavi.

quote rosaMa ciò può essere davvero attribuito alle quote rosa? In realtà ho scoperto che non ci sono quote nelle leggi elettorali di questi paesi, ma solo all’interno degli statuti di alcuni partiti. La Danimarca per esempio, secondo paese al mondo per rappresentanza femminile, non ha alcun tipo di quota. Drude Dahlerup, una delle maggiori esperte sull’argomento a livello mondiale, ci dice inoltre che partiti politici scandinavi hanno introdotto le quote negli anni ’80, quando le donne occupavano già il 20-30% dei seggi in parlamento, una percentuale già molto elevata all’epoca. Il vero decollo della rappresentanza politica delle donne nei paesi scandinavi sarebbe avvenuta infatti negli anni ’70: molto prima dell’introduzione di qualsiasi quota.

Pur essendo l’equilibrata rappresentanza fra i sessi un risultato auspicabile e condiviso, è necessario dunque interrogarsi su quali siano gli strumenti più idonei per il raggiungimento di tale conquista, tenendo in considerazione anche il problema del “discriminare per uguagliare”.

Probabilmente vi stupirà, ma molte storiche intellettuali femministe si troverebbero vicine alle posizione della Merkel: contrarie anch’esse alle quote, perché vissute non tanto come una conquista, ma piuttosto come certificazione di inferiorità, come premio di consolazione per una specie da proteggere.

Le quote rosa rischiano di apparire come un diritto umiliante che preclude oltretutto una reale applicazione della democrazia.

Non dobbiamo dimenticare che la Corte Costituzionale nel ’95 ha dichiarato illegittime tutte quelle norme che imponevano nella presentazione delle candidature a ricoprire ruoli di vertice qualsiasi forma di quote in relazione del sesso dei candidati.

Per raggiungere la meta del riequilibrio della rappresentanza femminile bisognerebbe trovare allora soluzioni innovative e alternative alle quote rosa.

quote rosaLe donne han sempre voluto combattere ad armi pari, vogliono essere trattate per quello che sono, per i loro meriti, le loro capacità, le loro vittorie, e non per la loro appartenenza al sesso femminile. Più che quote rosa, vogliono veri e validi strumenti di supporto, vogliono vedersi concesse le stesse occasioni che hanno gli uomini, voglio vera garanzia di pari opportunità.

Tante donne dicono no alle quote rosa, o di qualsiasi altro colore, per dire no al sessismo, al maschilismo, no alla gravidanza, al parto, all’allattamento considerati come discriminazione.

È necessario azzerare gli ostacoli iniziali, non il percorso intermedio, eliminare la disuguaglianza alla partenza, non inserire una discriminazione di risultato; di fronte ad un problema culturale, il “determinismo giuridico”, se così possiamo definirlo, serve a ben poco, anzi troppo spesso ci rende incapaci di pensare; basta il semplice buon senso!

La limitata presenza femminile sembra proprio essere il riflesso qualitativo della reale democrazia del paese.

Io penso, come tante donne: no alle quote rose, sì alle pari opportunità. Non garantiteci posizioni di vertice, ma di poterle scegliere, quello sì!

E voi cosa ne pensate? L’opinione di tutti, uomini e donne, senza alcun discrimine è ben accetta!

Autore: Francesca Lanza

Un po’ tappa, occhi verdi, naso a patata, (quasi) sempre sorridente.

Viaggiatrice, sognatrice, curiosa, testarda, a volte perfino presuntuosa, ma se dovessi scegliere un solo aggettivo, usando un po’ di creatività, direi Francesca la Fanastidiosa!

Non riesco ad immaginare una descrizione come un semplice modo per comunicare chi sono, quanto piuttosto come una buona occasione [...]

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2 Commenti

  1. Giuliana Boscolo Chio

    30 aprile 2013 at 10:21

    ma sta giornalista in erba … troppo forte!!Brava Francesca Lanza!

  2. Francesca Lanza

    30 aprile 2013 at 10:22

    :))))))))))))))))))) grazieeeeee

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