Do You Speak Chioggiotto?

Cantami o Dj. Lezioni parecchio alternative d’italiano

Scritto da il 21 febbraio 2013 alle 10:02
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Sempre tempo di mettersi sui libri. Perchè si sa, gli esami non finiscono mai. E allora via, una bella colazione con latte aromatizzato all’ iperbole con una spolveratina di metafore fresche fresche. Aggiungete due fette biscottate con un velo leggero di anafora e magari una bella spremuta vitaminica di metonimia.

Immagino la vostra espressione. No, non si tratta di specialità calabresi. No, non sono nemmeno prodotti dietetici. Al contrario, sono alimenti grassi che vi faranno metter su qualche bel chiletto di conoscenza. Sono le figure retoriche. Siete curiosi? Allora accendete la radio ed ascoltate una canzone. Andate oltre la melodia. Concentratevi ed ascoltate il testo. Poi prendete il libro “Cantami o Dj” di Matteo De Benedittis e lasciatevi conquistare dai misteri della metrica da quelli della retorica, da tutte quelle “ parole magiche” che “ tirano fuori qualcosa di nuovo, qualcosa che prima non esisteva”, che “cercano di dire quello che è impossibile dire”.

Ho intervistato con grande entusiasmo Matteo de Benedittis, giovane professore di Reggio Emilia che insegna alle scuole secondarie superiori. Le sue lezioni di lingua italiana non passano di certo inosservate. Nelle sue classi il Foscolo e il Leopardi convivono con Jovanotti e J-Ax, la Pausini, Vasco e molti, moltissimi altri cantanti. Matteo attraverso l’analisi delle canzoni insegna ai suoi studenti il piacere della letteratura.

Perchè “lezioni parecchio alternative d’ italiano”?

S. Giovanni Bosco diceva: “Se amate le cose che amano i vostri ragazzi, anche loro ameranno le cose che amate voi”. Lui si riferiva ai doni spirituali, ma credo che anche nella didattica questa regola possa funzionare. Per questo ho scelto di spiegare le figure retoriche con le canzoni pop e non con le classiche poesie. Le regole poetiche funzionano allo stesso modo per Petrarca e per Jovanotti, per Pascoli e Tiziano Ferro. Una metafora è sempre una metafora, chiunque la usi. Anche gli insulti sono metafore, anche se di bassa qualità. Mi sembra importante dire agli studenti che la poesia ci circonda, è parte integrante della nostra vita: la troviamo nelle canzoni, nella pubblicità, nei film, nelle storie d’amore e quando ci arrabbiamo. E c’è un motivo: la poesia dà voce ai sentimenti. Ed i sentimenti ce li hanno tutti. Anche gli studenti.

Facciamo un po’ di esempi tratti da canzoni italiane

“Mentre lascio naufragare un ridicolo pensiero”
-Gli ostacoli del cuore, Elisa

La metafora è una figura retorica bellissima: mette in relazione cose che fra loro non hanno niente a che fare, come un naufragio e i pensieri. Cos’hanno in comune l’azione di pensare e l’azione di naufragare? Di solito niente, ma in questo caso invece sì: Elisa e Ligabue lasciano andare alla deriva un pensiero: lo abbandonano, lo lasciano andare in malora, lo lasciano morire. Se era un pensiero ridicolo, allora forse non era così importante da salvarlo.

“È una notte da scartare come un pacco di Natale”
-Gli ostacoli del cuore, Elisa

Un paragone: la notte e il regalo di natale hanno in comune la sorpresa che nascondono. E’ una sorpresa che si può trovare solo frugandoci dentro, scartando la notte, togliendo i veli che la coprono, la carta che la avvolge (che altro non è che gli “ostacoli” del titolo).

“Siamo nella stessa lacrima, come il sole e una stella, siamo luce che cade dagli occhi”
-Luce. Tramonti a Nord Est, Elisa

Gli elementi di questo verso sono due: le lacrime e la luce (sotto forma di sole e stella). Potremmo volgarmente riassumere questo verso con “lacrimare luce”. E’ un’immagine bellissima. Uno dei compiti della poesia è quello di creare immagini mentali nuove ed inedite. In questo caso abbiamo un contrasto: le lacrime sono tristi, la luce è bella. Infatti la canzone racconta di un abbandono: due persone si lasciano, ma sono contente di essere state insieme. Un paradosso, come un sole che tramonta a nordest.

“Una settimana, un giorno, solamente un’ora
a volte vale una vita intera”
– Una Settimana, un Giorno, Bennato

Un originale anticlimax combinato con un parallelismo: settimana, giorno e ora sono tre elementi simili ma di dimensioni sempre minori, e questo è un climax discendente (o anticlimax). Questa scala discendente è messa a confronto in parallelo con la vita intera: l’elemento A (settimana, giorno, ora) è messo di fianco all’elemento B (la vita)

 “Notti uscite da una festa
notti con i bigodini in testa”
-Notti, Baglioni

Ah, ecco qua una bella antitesi: le notti di festa vengono messe in antitesi con le notti domestiche, passate in casa (è difficile uscire di casa con i bigodini in testa, ancor meno andare ad un party).

“Quasi sempre dietro la collina è il sole”
-La Collina dei Ciliegi, Battisti

L’ inversione, spostare le parole è un’arte raffinata dei poeti: la costruzione normale della frase sarebbe: “il sole è quasi sempre dietro la collina”. Ma spostando l’ordine delle parole mogol permette al verso di fare rima, e di mettere in ultima posizione – quella più importante – la parola più importante, cioè “sole”, che è però quasi sempre nascosto.

Sorella Terra ascolto te
Ogni conchiglia oceano è”
-Sorella Terra- Pausini

Questi due versi splendidi di Laura Pausini contengono ben due anastrofi, un’antitesi, una metafora, una personificazione, una citazione. Le anastrofi sono l’inversione sintattica di due elementi della frase (“sorella terra, ti ascolto”, sarebbe la costruzione corretta del primo verso; “ogni conchiglia è oceano”, sarebbe la sintassi corretta del secondo). L’antitesi è la vicinanza di due termini di significato solitamente opposto, in questo caso “terra” e “oceano”.
La metafora unisce la conchiglia e l’oceano. Non sono la stessa cosa, ma hanno qualcosa in comune: il rumore frusciante. La personificazione dà anche il titolo alla canzone: la terra acquisisce caratteristiche tipicamente umane: in questo caso la famigliarità. Tale rapporto di sorellanza con la terra è ovviamente una citazione dal cantico delle creature di S. Francesco, come se Laura Pausini volesse aprire un collegamento fra il suo testo e quello del Santo.

musicaDa dove nasce il tuo amore per la lingua italiana? Qual è il suo futuro secondo te?
Il mio amore per la lingua nasce dalle favole che mi raccontavano i miei genitori prima di dormire, dal fatto che non ho mai giocato a calcio e dalla mia passione per le cose che passano inosservate. Le parole sono deboli e potentissime: possono cambiare la vita eppure non sono che un soffio. Il mio amore per la lingua che parlo è lo stesso che ho per la mia città, la mia mamma, la mia mano e l’odore di autunno. Amo la mia lingua perchè mi ha accompagnato fin da piccolo, perchè ho letto e ascoltato cose bellissime dette nella mia lingua, perchè è il ponte per abbracciare le ragazze e la vita. Nella mia vita le parole mi hanno aiutato a scegliere: tutte le scelte importanti che ho fatto sono legate a parole che qualcuno mi ha detto e che poi io mi sono detto da solo. Il futuro della lingua italiana è bellissimo: è quello di crescere, mutare, cambiare, evolvere verso qualcosa di sconosciuto e appassionante, che parlerà ancora d’amore, di rabbia, di vita. Sono curioso di vedere come evolverà tanto quanto mi incuriosisce studiare la lingua che parlava mia nonna o Dante. La lingua è un organismo vivo e simpatico, col quale si ha una relazione. E dalla relazione che si ha con la lingua dipenderanno anche le nostre relazioni con le persone: saper ascoltare, saper capire, farsi capire.

Vorrei concludere con un altro esempio musicale. L’ analisi di un testo ce ne fa comprendere il significato profondo. Di cosa parla la canzone Padre e Madre di Cremonini?

La canzone di Cesare Cremonini racconta una situazione raramente raccontata dai cantanti: il momento in cui il figlio si allontana dai genitori, la sofferenza dei genitori stessi, l’incomprensione fra i tre. Cesare riesce a cogliere – da figlio – quel momento che solo chi è genitore riesce a sapere: il momento del distacco, in cui ci si rende conto che il figlio non è più tuo, ma della vita. Cesare, pur non essendo genitore, riesce a mettersi nei panni dei suoi genitori, e a capire il loro dolore. Sente di aver abbandonato i genitori. Nei romanzi sono i genitori che abbandonano i figli, in questo caso è un figlio che abbandona i genitori, ma non può farne a meno: deve seguire la sua strada. E allora? Quando si accorge che i suoi genitori stanno male per la sua assenza, cosa fa? Può fare tante cose: tornare a casa, rinunciando alla sua vita; oppure può disinteressarsene: dopotutto i suoi genitori non possono pretendere che lui rinunci alla sua vita per loro. Cesare reagisce in altro modo: dedica loro una canzone. E’ un modo per farli entrare nel suo mondo, per trovare un punto di contatto fra i due aspetti del problema: la musica e i genitori. E allora prova a farli incontrare, sostituendo la sua presenza con una canzone che parli di lui, e faccia compagnia ai genitori al posto suo. Una storia in una canzone.

MusicaCantami o Dj è un libro che non sa di manuale. È un frutto dal dolce sapore nato dall’ amore di un ragazzo per la lingua italiana e la musica. Assaporatelo con calma uno dei prossimi pomeriggi, magari seduti al parco circondati dalle foglie che salgono. Come dite? Sì, avete ragione, le foglie non salgono ma cadono. È che volevo concludere con un ossimoro. D’altronde, quanti di voi vorrebbero poter “tornare indietro” nel tempo per rivivere le emozioni più belle?

Autore: Sara Ferro

Mi chiamano Sara, vivo da sempre a Chioggia e sono nata il 12 ottobre 1979.

Lo stesso giorno nel 1492 Cristoforo Colombo scoprì l’America. Dal genovese ho imparato che l’America è quasi sempre dove non te l’aspetti. Lo stesso giorno nel 1938 iniziarono le riprese del film Il Mago di Oz, tratto da uno dei miei libri preferiti. Sono sempre alla ricerca di qualcosa, da qua[...]

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4 Commenti

  1. mark

    23 luglio 2013 at 11:04

    In “Luce” di Elisa hai dimenticato di analizzare il verso “come un sole e una stella”, e perciò non penso che tu sia riuscita a capire un fatto veramente importante: secondo me il verso è una citazione dantesca.
    Infatti nella Vita Nuova, nella canzone “Donna pietosa e di novella etate”, Dante descrive una visione della morte di Beatrice, in cui è talmente disperato per la morte dell’amata che scrive “Vedo il sole, e la stella,/e pianger elli ed ella.” Comunque bell’articolo.

    • Admin

      23 luglio 2013 at 11:55

      Nel libro erano contenuti molti esempi ma non è compito di un articolo ripeterl tutti, altrimenti diventa una copia del libro 🙂 ho fatto una selezione basata su gusti personali. Grazie per la tua precisazione!

      • mark

        26 luglio 2013 at 08:48

        Di niente, è solo un’opinione, anche se vedo troppe somiglianze tra i versi di Elisa e Dante per credere in una coincidenza.
        In ogni caso, veramente bello il tuo modo di insegnare la poesia anche attraverso le canzoni.

        • Admin

          26 luglio 2013 at 17:19

          Il libro è stato scritto da Matteo De Benedettis, ti consiglio di prenderlo, ci sono molti altri esempi affascinanti! Grazie del commento!

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