Do You Speak Chioggiotto?

Le fusa, un antistress naturale

Scritto da il 30 gennaio 2013 alle 10:01
gatto

Stesa sul divano, con il mio bel libro e con un micio in grembo, ascolto il melodioso ron ron che si diffonde nella stanza. Mi trovo rapita da quell’ipnotico suono e mi rendo conto che più conosco i gatti e più scopro quanto siano animali misteriosi, quasi magici. Proprio quelle fusa, così familiari a me come a chiunque abbia a che fare, anche marginalmente,  con un gatto, rappresentano in realtà ancora un mistero.

Il meccanismo fisiologico per mezzo del quale i mici producono le fusa è ancora sconosciuto.

Vi sono diverse teorie: che derivino dalla vibrazione delle false corde vocali, due membrane situate dietro le corde vocali;  o dalla contrazione combinata di diaframma e laringe; o addirittura c’è chi le fa risalire a turbolenze nel flusso sanguigno della vena cava (quella che porta il sangue al cuore), che comporterebbe una vibrazione della cassa toracica.

Personalmente trovo più affascinante la spiegazione data da una fiaba tedesca. Si  narra che una principessa,  per salvare il proprio innamorato, fu costretta a filare diecimila matasse di filo in un mese e poiché non sarebbe mai riuscita a compiere l’opera senza l’aiuto dei suoi amici gatti, donò loro per ringraziarli le fusa, ossia il suono prodotto dai fusi del filatoio quando girano.

Vignetta gattoSolo i felini domestici sono in grado di emettere fusa; i loro cugini di grandi dimensioni (tigri, leoni ed altri felini selvatici) producono un suono simile, ma sono in grado di emetterlo nella sola fase inspiratoria, mentre i mici domestici in questo li batterebbero: sono infatti in grado di produrre fusa sia nella fase di espirazione che inspirazione, addirittura mentre mangiano.

Da piccola pensavo che i gatti emettessero le fusa esclusivamente quando sono contenti, in realtà non è proprio così. Senza dubbio un micio felice ed appagato emette fusa e tanto più sono irregolari tanto più il micio è contento. Un micio annoiato produrrà invece fusa più regolari e ritmiche. Ma, anche se in difficoltà, ammalato o addirittura in fin di vita, emetterà fusa. Questo per un duplice motivo: sembra infatti che emettendo questo familiare suono il gatto produca endorfine, sostanze che fungono da calmanti e analgesici, aiutandolo così a guarire e a sopportare il dolore. Inoltre le fusa sono un vero e proprio sistema di comunicazione con il quale il gatto attira l’attenzione, informa che ha bisogno di aiuto e, soprattutto, che è disponibile ad accettare un eventuale sostegno.

«Un gatto può risolvere un po’ tutto facendo le fusa».
-Donna McCrohan

Le fusa rappresentano anche il “primo dialogo” tra mamma e cuccioli: la mamma inizia a fare le fusa subito dopo il parto per aiutare i piccoli ad orientarsi verso le mammelle per la poppata. Sempre con le fusa i piccoli, che imparano a produrle già al secondo giorno di vita, comunicano alla mamma che tutto va bene e che sono nutriti a sufficienza.

Linus fusaMa questo suono, così scontato per noi, avrebbe addirittura un effetto antistress sugli umani, tanto che esistono cd che lo riproducono e libri sulla “terapia delle fusa”. Studiosi affermano infatti che le fusa stimolerebbero la produzione di serotonina, l’ormone del sonno, e funzionerebbero quindi come una ninna nanna. Personalmente non credo che sia solo il suono ad avere un effetto calmante: senza il micio a coccolare con la sua rassicurante presenza, a me le fusa sembrano il ronzio di una zanzara. Una cosa molto curiosa è che la frequenza del suono delle fusa è molto bassa (25-50 Hz) ed è la stessa zona di frequenze utilizzata dai compositori di musica classica, notoriamente rilassante ed in grado di suscitare emozioni. Alcuni studi arrivano a ipotizzare che suoni a queste frequenze favorirebbero la guarigione di fratture ossee, di lesioni tendinee, la cicatrizzazione e ridurrebbero l’intensità del dolore. Alla base dei modi di dire c’è sempre un fondo di saggezza popolare.  Un detto inglese sostiene: “Put a cat in a room with a bunch of broken bones — the bones will heal” – ossia “mettete un gatto in una stanza insieme ad una manciata di ossa rotte e le ossa guariranno”.

Ma al di là di tutti gli studi scientifici,  il ron-ron di un micio acciambellato al vostro fianco è una delle piccole gioie delle vita. Se ancora non lo avete provato direi che è ora di pensare all’idea di farvi adottare da un gatto e archiviare sonniferi  e antistress.

Autore: Silvia Verza

Mi chiamo Silvia, sono nata il 15.2.77 e sono sempre vissuta a Chioggia. Sono la “matta dei gatti” della mia famiglia.

Non sono cresciuta con animali, tranne mia sorella ovviamente. La frase usata da mia mamma- che ben conoscerete- è: “quando avrai casa tua farai quello che vorrai, ti prenderai anche 40 gatti”.

Bene, l’ho presa proprio alla lettera: appena avuto casa mi[...]

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